“….C’è, in questa pittura, un dato tipico che mi sembra riscontrabile abbastanza frequentemente; l’assemblare cioè, nei primi piani, lo scatto della resa diretta e immediata del reale; placato il quale, si riscontra che la visione va facendosi più distesa, lasciando che l’immagine trovi lo spazio e il tempo di decantarsi con l’allontanarsi dalla soggezione dell’immanenza delle cose…..”

Gennaio, 1991 Salvatore Maugeri

“….Visioni di un mondo sotto incantesimo, questi dipinti sono il frutto di suggestioni a cui Lina non si sottrae anzi le cerca, come le braci sotto la cenere dei ricordi, e poi le mescola e impasta, se si può dire, con i colori della sua tavolozza. Un intimo bisogno di canto, espresso con voci-colore delle cose, trova un’eco poetica nei titoli che la pittrice da alle sue opere: “Splendori di ieri e di sempre”, sono quelli delle colline asolane, “Profumi”, un mazzo di fiori in un interno, “Ricordi d’infanzia”, un altro paesaggio così come il “Colle del ricordo”. I titoli non sono nomi appiccicati ma espressione di un modo esistenziale di dipingere legandosi ad essa e legando i colori alla propria vita.”

Gennaio, 1995 Ivo Prandin

Le opere recenti di Lina Zizola, documentano un orientamento stilistico che si allontana,in parte, dalle esperienze di qualche anno fa. Si tratta di una svolta, abbastanza decisiva, verso un mondo pittorico dominato da una segreta armonia geometrica, capace di scandire musicalmente le forme e i colori che compongono le opere. La geometria, dunque, come correttivo della bellezza sensibile, come anima della natura e delle cose.

Certamente senza la lezione del Cubismo e dell’Astrattismo geometrico forse la pittrice asolana non avrebbe compiuto la sua “interna” rivoluzione pittorica. Si tratta, in ogni caso, di rivisitazioni assolutamente personali: calate in un paesaggio o in un interno che conservano la loro fisionomia poetica, oltre che “geografica” familiare, in quanto la trama sottile di segni che scandiscono le superfici dei quadri, sembra scaturire dall’interno delle immagini, creando sottili passaggi di luci e di ombre, in armonia con la struttura degli oggetti e delle cose raffigurate. […]

Novembre, 1997 Ottorino Stefani

L’interpretazione che fa del paesaggio Lina Zizola risale al gusto delle grandi decorazioni “a fresco” del passato , soprattutto tra Quattro e Cinquecento. La materia si fa granulosa e quindi vibrata; la sintesi sempre più compatta, si struttura razionalmente, il tono ben calibrato. In tal modo l’artista asolana si ricollega proprio alle radici della sua cultura, in una declinazione che va da Giorgione a Veronese. Le ultime sue opere superano la lunga fase precedente impressionistica, per giungere al punto di fusione tra la fenomenologia della natura e la geometria dell’intelletto.

Sta qui il nocciolo interpretativo: in questa ‘reductio ad unum’del paesaggio, concepito come armonia, come equilibrio, come cadenza ritmica. Siamo in una dimensione che può essere definita classica, dove tutto – i colori, la forma, la materia, la luce – risponde a quel bisogno di ordine che è tipico della nostra società, in contrapposizione al caos da cui siamo sommersi.

Un esempio, quindi, di rinnovamento della concezione paesaggistica nel solco della grande tradizione rinascimentale.

Ottobre 1999 Paolo Rizzi

[…] I paesaggi di Lina Zizola mantengono del soggetto soltanto l’imput di partenza – un lontano campanile, una siepe fiorita, il fulgore autunnale del bosco – conservando intatta, per contro, la magia di un momento emozionale fatto di luce, di sfumature, di lirismo dell’anima.

Con una interpretazione della realtà che si fa astrazione mentale, ricordo, espressione del sentire. Senza tuttavia mai cedere all’irrazionale e all’improvvisazione , ma guidando la freschezza dell’ispirazione attraverso i passaggi di una tecnica conquistata giorno per giorno. Passando dalla lievità cromatica di alcune opere alla preziosa matericità di tele trattate con sabbie vetrose nel comune denominatore di soffuse velature, che abbracciano o dividono il soggetto, di opalescenti trasparenze, di radiose invasioni. […]

Settembre 2001 Vittoria Magno

“…le nature morte – e soprattutto i paesaggi – si avviano a diventare pretesto per l’azione pittorica. La superficie diventa campo esperienziale, il tracciato grafico è un pentagramma che sostiene il dispiegamento delle gamme cromatiche sciorinate in musicale armonia. La campitura non raggiunge il limite del rettangolo e codesto sagace espediente – che troverà nel tempo una definizione formale meno casuale – unito all’uso di una materia sabbiosa e pulviscolare, conferisce all’opera il sottile fascino di un piccolo strappo d’affresco arricchito dalla patina del tempo. Ecco, allora, che la sparizione di villette ed orpelli dagli amati colli di Monfumo risulta logica e conseguente: l’artista non riproduce l’esistente tangibile, bensì evoca il sogno di un” luogo del cuore” che non sopporta le offese della volgare realtà.

Paesaggio, natura morta. Io non so se e quando la strada di Lina Zizola devierà verso altri orizzonti. Alcuni recenti lavori realizzati su cartone cannettato,in parte strappato, sembrano indicare un’interessante deriva che potrebbe portare a sorprendenti risultati. Di una cosa sono certo: ci troviamo al cospetto di una persona che,consapevole della durezza e della difficoltà del viaggio dell’arte, non cerca facili ma illusorie scorciatoie e si prefigge di percorrere un itinerario lineare, fatto di lavoro e di impegno. E’ partita da molto lontano, ma ha già bruciato le tappe. Si accinge a scoprire e a rivelarci le immagini del suo mondo poetico interiore.”

Luglio, 2004 Franco Batacchi

Il tema del paesaggi, in particolare quello della natia Asolo, è ancora il fulcro del personale universo poetico di Lina Zizola e continua a vibrare sotto il battito di una materia pittorica che si è fatta più densa, corposa e rara per la qualità dei pigmenti selezionati e radunati in una particolare combinazione di sabbie variamente amalgamate. Si tratta di superfici di cartone trasportate su tavola o su tela che per la loro conformazione irregolare alludono ad una sorta di stratificazione geologica, ad una terra viva e pulsante che assorbe il calore del sole, il giallo del grano, la fioritura rigogliosa degli alberi di pesco o il lento depositarsi delle foglie nella stagione autunnale.

>Febbraio 2011 Lorena Gava

“La pittrice Lina Zizola è un’artista che ritrae con suggestiva intensità il fascino dell’ambiente e delle atmosfere della sua terra natale nelle varie stagioni, esprimendosi con raffinata sensibilità coloristica ed una variata tavolozza, improntata talvolta sull’uso di freddi e preziosi accordi di viola, di azzurri e di verdi, talaltra, invece, sull’accostamento di calde tonalità di bruni e di ocra o vivaci note di giallo e rosso…

Interessi di tipo letterario e filosofico spingono Lina Zizola ad affrontare, oltre al paesaggio, anche altri soggetti e nell’opera “Incontro di elementi: carezze dell’aria”, traendo spunto dalle teorie dei pensatori presocratici sull’origine della vita, perviene ad una originale raffigurazione, ricca di valori e di simboli poetici nel rappresentare il Fuoco, l’Acqua e la Terra, attraversati dal soffio vitale dell’aria che li sfiora svolgendosi come un sinuoso nastro”

Ottobre 2014 Laura Sesler

……Lo spazialismo di Lina Zizola, ci conduce alla percezione emotiva e profonda della nostra “terra”: ed allora possiamo comprendere le sue stagioni, i suoi paesaggi visti dall’alto come da un drone, una visione alternativa che tutto confonde, ma con i segni del mondo arcaico che restano, precisi e dettagliati, e che anzi ci mostrano il vero senso di appartenenza, di conoscenza, come delle linee guida universali!

Ed ecco, allora, che le case si aprono a giorno per cercare il dialogo con lo spazio esterno, con la luce verso una vera visione; dove la donna nascosta e curva, ritrova la sua dignità, illuminata dall’alto cioè dalla dimensione superiore e religiosa; dove gli elementi fondamentali fanno sentire la loro forza; i colori si intrecciano e a volte si fondono o si contrastano in un dialogo/scontro; gli intarsi materici e le sovrapposizioni di colori e di materiali che tentano di dare spiegazioni e di incontrarsi in altre dimensioni; le linee geometriche a volte dritte, ma anche curve e i punti che insieme formano le linee: tutto per descrivere i luoghi, gli elementi, gli incontri, i muri e le aperture della vita.

L’arte di Lina, prende questi elementi, li compone, li seziona, li incastra, li combina nel costante tentativo di indagine e di ricerca per lei imprescindibili.

Aprile 2019 Mariagrazia Lizza